IC4BAROLINI

I Prof si presentano

Print Friendly, PDF & Email

Inauguriamo la rubrica “I Prof si presentano” con la docente di Chitarra  Martina Dal Lago.k12167805

Quando e dove si è diplomata?

“Mi sono diplomata al Conservatorio di Vicenza per quanto riguarda la chitarra e le percussioni e alla Cesford di Bolzano per la musicoterapia”.

Come ha scoperto la sua passione per la musica?

“La passione c’era già, io ho sempre amato la musica. Non mi sono chiesta se mi piacesse, ma mi sono detta ‘quasi quasi vado a suonare’. Ho sempre amato la musica in tutte le sue forme. Ho iniziato ad insegnare appena dopo aver conseguito la maturità. Non ero ancora diplomata, ma davo già delle lezioni private a figli di amici, a ragazzi che frequentavano gli scout in parrocchia e a chi me lo chiedeva”.

Quando ha cominciato a insegnare?

“E’ successo per caso e non ho mai smesso… Ho sempre insegnato. Anche da studentessa”.

Perché ha scelto proprio la chitarra?

“Mi sono sempre divertita tanto a cantare e a ballare. Ma quando ero in terza elementare volevo cantare in chiesa e questo è stato il motore che mi ha portato a iniziare a suonare uno strumento, nello specifico la chitarra. Ho iniziato a suonare con un vicino di casa che mi faceva semplicemente provare qualche accordo e non ho più smesso”.

Suona anche al di fuori della scuola?

“Sì. Ho tenuto tanti concerti, l’ultimo la primavera scorsa, ma in questo periodo non sto suonando perché mi sto dedicando alla famiglia. La musica è parte della mia vita, non potrei starne senza”.

Cosa le piace in particolare dell’insegnamento?

“Mi è piaciuto da sempre insegnare, perché il rapporto con i ragazzi è meraviglioso. Sentire che i ragazzi riescono a mettere in pratica quello che ho trasmesso e insegnato loro è una soddisfazione immensa. Anche l’insegnamento è per me una passione, non è solo un lavoro… Chiaramente mi dà da vivere e da mangiare, però, innanzitutto  è una passione, e il rapporto con i ragazzi è la cosa che preferisco del mio ruolo di docente”.

Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa?

“Non ho rammarichi, ma se dovessi riprendere a studiare forse sceglierei una strada meno faticosa, perché studiare  musica richiede una costanza  assoluta: in estate, inverno, autunno, primavera… sempre. Non c’è malattia:  se hai un concerto e stai male devi andare a suonare; se hai una giornata no non importa. Tu lo devi fare e questa è stata un vera fatica. Se tornassi indietro, cambierei qualcosa: ecco cercherei di fare meno fatica”.

Che consiglio rivolge ai futuri allievi dell’indirizzo musicale?

“Scegliere di studiare musica alla medie è un’ opportunità, perché gli indirizzi musicali sono propedeutici quindi ad un eventuale percorso di studi in Conservatorio. L’età della scuola media per me è quella giusta  per iniziare a suonare  la chitarra, farlo prima non avrebbe senso, mentre cominciare dopo sarebbe troppo tardi”.

Come mai non ha scelto di insegnare alle superiori?

“Perché il destino mi ha portato alla Barolini e, quando ho avuto l’opportunità di scegliere se passare al liceo musicale o comunque alle scuole superiori, ho deciso di rimanere qui. Il rapporto che ho con gli alunni è bello, non mi è mai successo di avere problemi con un alunno o comunque una relazione fallimentare. I miei allievi mi piacciono, mi divertono, sono simpatici  e, detto tra noi, sono proprio bravi”.

Nicole Domaschi 2.A

 


 

La Barolini è una delle poche scuole di Vicenza che ha come seconda lingua il Tedesco. web-hosting-murah-server-eropa
Per saperne qualcosa di più, abbiamo interpellato la nostra insegnante Barbara Pasqualotto.

Come è maturata la sua passione per le lingue?

E’ nata quando avevo 15 anni perché mi piacevano molto, le studiavo volentieri e andavo molto bene in quelle materie”.

Quale scuola ha frequentato?

“Un istituto tecnico-commerciale ad indirizzo linguistico”.

Da quanti anni insegna? E in questa scuola?

“Insegno da 26 anni. In questa scuola ho lavorato come supplente dal 2005 al 2007 e come titolare dal 2009 fino ad ora”.

Che cosa l’ha spinta a diventare un’insegnante di tedesco?

“Mi piacevano la lingua e la cultura tedesca, e il contatto con i ragazzi”.

Perché ha scelto proprio il tedesco?

“Perché la trovo una lingua meravigliosa, anche se altri la considerano dura”.

Qual è il suo metodo di valutazione?

“La valutazione è complessa, tiene conto di tanti fattori; per me non rappresenta la media aritmetica, ma qualcosa di più complicato. La valutazione non è procedimento rigido, ma è una continua ricerca di equilibrio tra motivazione e raggiungimento di risultati”.

Valuta anche l’impegno degli alunni?

“Sì, anche perché in questo ordine di scuola e in questa fascia d’età, dagli 11 ai 14 anni, si cerca di dare una possibilità a tutti”.

Come giudica i suoi alunni?

“Io non mi permetto di giudicare gli alunni al di là del tedesco, li tratto come persone”.

Qual era l’argomento della sua tesi di laurea?

“Mi sono occupata di un autore viennese di fine Ottocento”.

Che consiglio darebbe ai futuri alunni?

“Di non dimenticare che questi sono anni importantissimi per la propria formazione culturale, quindi di tenere la mente aperta a tutti gli stimoli possibili; la scuola gioca un ruolo importante in questo senso, anche attraverso lo studio delle lingue straniere”.

Cristian Chiementin

Emanuele Scollo 3.B


 

Abbiamo intervistato la nostra docente di Lettere Maria Luisa Mozzi. 7005Ecco come ha risposto alle domande che le abbiamo rivolto.

Che istituto superiore ha frequentato?

“Il liceo classico ‘Tito Livio’ di Padova.  Una scuola molto seria e dura”.

In quale disciplina si è  laureata?

“Ho seguito il corso di Lettere antiche e mi sono laureata in Storia della lingua greca antica”.

Da quanti anni insegna?

“Dal 1982,  significa che ho 35 anni di insegnamento alle spalle”.

Qual è stata la sua prima scuola in cui ha lavorato?

“Nei primi tempi ho girato parecchio. Il primo istituto comprensivo è stato il “Giovanni XXIII” di Torri di Quartesolo,  ma il periodo più lungo l’ho trascorso al ‘Galileo Galilei’ di Isola Vicentina”.

Cosa ama in particolare del suo lavoro?

“Trovare metodi efficaci nella trasmissione del sapere. Mi preme innanzitutto individuare una via giusta per aiutare la classe. La mia professione mi permette di stare insieme ai ragazzi. Mi consente di tornare su argomenti che ho già studiato e di semplificarli per migliorare la facilità dello studio”.

Le piace studiare?

“Sì, forse anche perché sono figlia di professori: mia madre era una professoressa delle medie di matematica e scienze; mio padre, invece, un docente universitario che ha insegnato all’estero”.

Come si trova con la 3.A?

 “Sono abbastanza severa, ma sempre cercando di avere davanti la vita dei ragazzi. Credo di essere abbastanza dinamica, di variare, per esempio, con nuovi esercizi, lavori, attività. Vengo spesso incontro ai ragazzi, li facilito e, ovviamente, faccio il tifo per loro”.

Kassandra Cielos

Giacomo De Lorenzo 3.A


 

 

Io e la mia compagna abbiamo intervistato la nostra professoressa di Scienze e Matematica Alessandra Gaspari.Scuola-la-matematica-una-bestia-nera-che-pouò-anche-piacere

Che scuola cha frequentato alle superiori?

“Il Boscardin ad indirizzo biologico –sanitario”.

Da quanti anni insegna?

“Da 15 anni”.

Quali sono stati i primi istituti in cui ha lavorato?

“A Torri di Quartesolo, alla Calderari e in una scuola privata”.

Le piace il suo lavoro?

“Mi appassiona molto, anche se quest’anno è un po’ dura. Mi piacciono le materie che insegno”.

Che rapporto ha con i ragazzi?

“Credo abbastanza buono, ma ho capito che il rapporto insegnante-alunno è una sintonia fra persone perciò bisogna variare molto con le attività.  Cerco di avere più confidenza possibile, ma non si può creare un rapporto di amicizia, perché l’insegnante rimane pur sempre una guida”.

Fin da piccola voleva fare la professoressa?

“Sì, ma non sapevo che cosa significasse. Mi piaceva molto il ruolo della mia maestra delle elementari. Ai miei tempi non si studiava ancora inglese e, quando abbiamo iniziato a studiarlo alle scuole medie, ho fatto finta di essere la professoressa di mia sorella. Le davo lezioni, ma dopo due sole lezioni lei non è stata più al gioco. Ora, quando lo ricordiamo, ci ridiamo sopra”.

Come andava a scuola?

“Sono sempre andata bene, soprattutto in Scienze. Non ho mai avuto bisogno di ripetizioni e la materia più difficile per me era Italiano”.

Aveva degli insegnanti preferiti?

“Sì, la mia maestra della scuola primaria, la professoressa di Matematica delle medie e alle superiori il professore di Scienze”.

Che lavoro avrebbe fatto se non fosse diventata insegnante?

“Avrei lavorato in campo ambientale: anzi, se devo essere sincera, ero molto indecisa”.

Ha mai avuto qualche insuccesso?

“Sì, in Diritto qualche volta mi sono fatta trovare impreparata”.

E’ mai stata presa in giro dai suoi compagni?

“Sì, alle elementari mi prendevano in giro per il mio cognome”.

Qual era la sua materia preferita?

“Scienze, però mi piacevano molto anche Inglese e Matematica”.

Giacomo De Lorenzo

Kassandra Cielos 3.A


 

 

Ecco la nostra intervista con la professoressa di Italiano Cosetta Mucciolo, 7005che è anche responsabile della biblioteca di istituto e promotrice di diversi concorsi (Giralibro, Sportlettura).

Dove ha studiato per diventare insegnante?

“Mi sono laureata in Lettere moderne nel 1994 all’università di Salerno. Per me è stata una giornata molto bella, perché raggiungevo un obiettivo importante e c’era tutta la mia famiglia a sostenermi ed a gioire con me”.

Qual era l’argomento della sua tesi?

“La storia della ‘Grammatichetta  Vaticana’, un trattato di grammatica scritto da Leon Battista Alberti e rimasto inedito”.

Quando è arrivata a Vicenza?

“A fine agosto 1996”.

Da quanti anni insegna in questa scuola?

“Dal 2007”.

Che approccio ha con i suoi alunni?

“Cerco di essere severa e gentile allo stesso tempo, di far comprendere loro che lo studio è importante. Se tu hai studiato, quando sarai grande potrai affrontare tutte le sfide della vita e nessuno ti potrà sottomettere. Ecco perché il nostro motto è ‘la Grammatica ti salva la vita’. Se sai scrivere correttamente, puoi partecipare anche a dei concorsi per trovare lavoro e questo aiuta anche a comunicare con gli altri”.

Quando è nata la sua passione per i libri?

“Mi è sempre piaciuto leggere. La passione mi è stata trasmessa da mia mamma, che fin da piccola mi leggeva racconti di ogni sorta, e da mio padre, che mi comprava tanti libri”.

Come è organizzata la biblioteca scolastica?

“Funziona come luogo di lettura, di approfondimento delle materie e di scambio di testi tra i ragazzi. Siamo collegati in rete con le altre biblioteche scolastiche e civiche e questo ci facilita nell’acquisizione dei volumi.

Che consiglio darebbe ai futuri allievi?

“Di avvicinarsi alla nuova scuola con spirito di curiosità, voglia di apprendere, ma anche molta serenità, perché noi gli alunni non sono numeri o voti ma esseri umani con i quali crescere assieme”.

 Sara Jankovic 2.C


 

Chi non conosce la nostra insegnante di Inglese Sonia Casarotto? imagesSe mai ci fosse qualcuno che non l’ha sentita nominare, gli consigliamo di leggere l’intervista che le abbiamo rivolto.

Che scuola superiore ha frequentato?

“L’istituto Piovene, indirizzo commercio estero, soltanto perché mi piacevano le lingue straniere; ma quella scuola non era affatto adatta a me. Detestavo tutte le materie di indirizzo ma per fortuna sono riuscita a terminare il percorso per poi scegliere la facoltà di Lingue e Letterature Moderne.

Come è nata la sua passione per le lingue?

“Ho scoperto il mio interesse per l’inglese grazie alla mia prima professoressa, per l’appunto di inglese, Silvia Vignato, davvero mitica, alla scuola media Maffei; comunque la passione per le lingue straniere era nata abbastanza presto, quando ero poco più di una bambina, poiché i miei genitori avevano un albergo e spesso capitavano turisti o uomini d’affari stranieri. Mi dispiaceva molto non capire ciò che dicevano e mi affascinava l’idea di conoscere le loro culture e i paesi da cui provenivano. Sono stata anche molto fortunata, perché i miei genitori mi hanno sempre stimolato all’apprendimento delle lingue straniere, permettendomi di frequentare corsi all’estero: a soli 14 anni ho trascorso parte dell’estate in Francia e in Inghilterra e all’epoca non era così comune”.

Qual era l’argomento della sua tesi di laurea?

“Sono laureata in letteratura anglo-americana e l’argomento della mia tesi furono i racconti brevi di Morley Callaghan, scrittore per l’appunto canadese”.

Da ragazza voleva fare l’insegnante?

“A dire il vero da ragazza mai e poi mai avrei pensato di fare l’insegnante; durante l’estate nel 1986 in Inghilterra feci un’esperienza insegnando a gruppi di ragazzi e mi piacque; quindi iniziai a ripeterla ogni estate e decisi che quella professione faceva per me. Mi divertiva programmare le attività didattiche, il lavoro di team con i docenti e naturalmente il rapporto quotidiano con i ragazzi”.

Da quanti anni insegna alla Barolini?

“Dal 2008”.

Da quanto tempo propone l’attività “Venice I love You”?

“Ho iniziato alla Bortolan, continuato alla Muttoni e poi alla Barolini credo da cinque o sei anni”.

Com’è strutturata?

“Si tratta di una serie di attività con giochi, interviste abbastanza articolate ai turisti stranieri che transitano per Venezia”.

Cosa le piace di più del suo lavoro?

“Sono molti gli aspetti della mia professione che trovo interessanti: quello che però considero centrale è sicuramente lo scambio continuo con i ragazzi che aiuta ad aprire la mente, a divenire molto elastici e che arricchisce molto”.

A.G

H.V 2.C


 

La “suk12167805a” banda suona il rock. La nostra professoressa di Musica Elisa Doria, infatti, oltre che insegnare, fa parte del complesso dei “Musicipio”, che abbiamo potuto ascoltare anche alla “Barolini”.

In che cosa si è diplomata?

“In pianoforte come strumento principale al conservatorio”.

Perché ha scelto proprio il pianoforte?

“Perché è uno strumento completo e ricco di suoni sia gravi che acuti. E’ in grado di svolgere più parti in un orchestra per la capacità di utilizzare suoni con diverse sfumature”.

Cosa l’ha spinta a fare musica?

“Non potevo fare altro ed era un bisogno che fin da piccola sentivo dentro”.

Pensa che l’internazionalità della scuola arricchisca o meno?

“Indubbiamente sì, soprattutto quando i ragazzi sono propositivi, anche se a volte è difficile combinare il tutto. E’ una bella sfida. E’ il primo passo che la società può fare per integrare i ragazzi”.

Ci dica tre valori importanti in una scuola media.

“Buona volontà, disciplina (ci vuole anche quella), e l’essere brillanti e simpatici, perché addolcisce sempre lo studio”.

Nel suo criterio di valutazione che peso ha l’impegno?

“Credo sia sempre la prima voce, il primo elemento che considero. Anche con scarsi risultati l’impegno viene sempre premiato”.

Se non fosse diventata musicista, che cosa avrebbe fatto nella vita?

“Forse la ballerina o l’artigiana. Mi piace modellare, aggiustare e creare le cose”.

Ci riveli il suo brano preferito in assoluto e quello che potrebbe fare da colonna sonora alla sua vita.

“Il brano che potrebbe fare da colonna alla mia vita è il concerto per pianoforte e orchestra di Ravel. Ma non ho veri brani preferiti, perché me ne piacciono molti e non saprei quale scegliere”.

Qual è lo stile di musica che predilige?

“Amo le musiche rinascimentali, il barocco e il rock”.

Ha mai preso ispirazione da un artista famoso?

“Si, spesso prendo ispirazione da molti artisti che con la loro arte esprimono una forma divina, nonostante il loro comportamento non esemplare”.

Se dovesse fare adesso un bilancio dei suoi anni d’insegnamento quale sarebbe il momento migliore e quale quello in cui ha avuto più difficoltà?

Le difficoltà quando ho problemi fisici e mi scontro con la parte burocratica del mio lavoro. Mentre è bello quando i ragazzi dicono cose profonde che dimostrano maturità”..

Leonardo Zaffonato 3.B


 

L7005a professoressa Valentina Fabris è la nostra insegnante di Lettere. Quando l’abbiamo intervistata, si è mostrata interessata e gentile ed ha fornito risposte esaustive alle nostre domande.

Che istituto superiore ha frequentato?

“Il liceo classico Pigafetta”.

Su quale argomento era incentrata la sua tesi?

“Sulle epigrafi dell’Asia minore”.

Da quanti anni insegna?

“Diciannove, di cui quindici alla Barolini”.

Cosa pensa della sua classe attuale?

“Dei miei alunni penso che siano ragazzi intelligenti ma che occorra più impegno, visto che la maggior parte di loro ha ottime capacità”.

Quanto tempo impiega per organizzare la lezione?

“Dipende dal tipo di lezione, però per una lezione standard, di solito, impiego un’ora, più o meno.

Ovviamente per il ripasso serve un po’ di tempo in più e ci sono anche delle attività come Ap & Ap che necessitano di maggior tempo”.

Qual è il suo criterio di valutazione?

“Per gli alunni stranieri valuto a partire dal punto di partenza; per tutti, l’impegno, la volontà e i progressi”.

Come la giudicano secondo lei i suoi alunni?

“Penso, o almeno questa è la mia opinione, che mi giudichino severa ma giusta”.

Ha paura dei giudizi dei suoi alunni?

“In realtà, non ho mai avuto timore di un giudizio, perché comunque alla fine sono io che decido”.

Perché ha voluto fare l’insegnante?

“Diciamo che la laurea mi ha indirizzato verso questo lavoro, ma mi ha sempre interessato trasmettere agli altri quello che ho studiato”.

Andrea Simbula

Nicola Cristofoli 3 B

 


 

k12167805Tu chiamale, se vuoi, percussioni… Scopriamo qualcosa di più sul nostro insegnante di strumento Roberto Fotia.

Come è nata la sua passione per la musica?

“Da piccolo avevo un lontano parente  figlio di un signore che aveva una scuola di musica. Ogni tanto frequentavo questa scuola prima di iniziare a studiare chitarra. Durante le lezioni di chitarra notai che all’interno della sala c’era una batteria. Provai a suonarla e mi piacque molto. Da quel momento non suonai più la chitarra ma la batteria per passare poi alle percussioni”.

Ha un sogno nel cassetto?

“Sembrerà strano, ma mi piacerebbe molto diventare un bravo programmatore di computer. Spero di cominciare prima o poi”.

Che scuola ha frequentato per diventare percussionista?

“Il conservatorio”.

Perché ha deciso di trasferirsi a Vicenza?

“Perché c’erano più possibilità di lavoro”.

Le  piace insegnare?

“Si, perché attraverso l’insegnamento imparo”.

Cosa pensa dei suoi allievi?

“I miei allievi sono le persone che devo ringraziare di più, perché grazie a loro lavoro, ma soprattutto mi arricchisco professionalmente grazie ai loro bisogni differenti”.

Suona al di fuori della scuola?

“Ho suonato in una orchestra per diverso tempo. Dopo aver ricoperto l’incarico di direttore d’orchestra, mi sono dedicato all’insegnamento”.

Falba Idrizi 2.A

 


 

Unknown001728Marilena Rienzi è la nostra nuova insegnante di Scienze Motorie. Nata a Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, ex-cestista in serie A con trascorsi anche in Nazionale, ci ha raccontato in questa intervista desideri, speranze, sogni e passioni della sua vita.

Cosa ha significato per lei lo sport?

“Ha rappresentato la mia vita. Mi ha insegnato a vivere”.

Com’è nata la sua passione per il basket?

“Avevo 5 anni e mia madre mi portò in palestra a fare minibasket. Arrivata lì, mi innamorai. E’ stata una vita piena di amore per il basket”.

E’ vero che ha giocato in Nazionale? Ci racconta la sua esperienza in azzurro?

“Si, ho disputato i Campionati Europei. Eravamo un gruppo molto nell’intento di raggiungere lo stesso obiettivo, che era il podio. Peccato che non ci siamo riuscite, comunque è stata una bella esperienza”.

Quando è arrivata a Vicenza? Perchè ha deciso di fermarsi qui?

“Sono arrivata qui per la prima volta nel 1998 per giocare in serie A1 nell’As Vicenza. Poi ho deciso di diventare insegnate di educazione fisica e c’erano posti di lavoro, quindi ho avuto le mie prime esperienze scolastiche”.

Quali sono i suoi due sport preferiti oltre al basket?

“Non saprei, sono molto indecisa. Di sicuro il rugby ma per il resto li amo tutti”.

Ci racconti il suo approccio con gli alunni.

“Cerco di trasmettere loro una mentalità sportiva fatta di condivisione, regole e obiettivi, che contribuisca a far vivere loro una vita piena di sport”.

Qual è il suo criterio di valutazione?

“Il rendimento è una conseguenza naturale dell’impegno e del sacrificio durante le lezioni. Quindi mi baso su questi fattori”.

Cosa pensa dello sport moderno, ricco di doping e corruzione?

“Spesso l’obiettivo di una competizione è più importante della salute degli atleti da preservare. Io mi batto affinchè i ragazzi capiscano i valori della salute, che vengono prima di ogni cosa”.

Quali sono le possibilità che hanno le eccelenze di questa scuola?

“Hanno delle possibilità, ma è fondamentale credere in se stessi e saper cogliere le occasioni. L’obiettivo della scuola è  individuare i talenti, che poi devono essere aiutati da persone competenti esterne alla scuola nelle società sportive”.

Qual è il suo idolo a livello sportivo? E nella vita di tutti i giorni?

“Non ho idoli. Penso a me stessa ed a cercare di migliorarmi, senza prendere a modello la vita di altri, ma vivendo la mia vita”.

Se non ci fosse stato lo sport, cosa avrebbe fatto nella sua vita?

“Il medico”.

Leonardo Zaffonato

 Emanuele Scollo 3.B

 


 

 Scuola-la-matematica-una-bestia-nera-che-pouò-anche-piacereMichele Vincenzi è uno degli insegnanti “veterani” della Barolini. Questo rende ancor più interessante l’intervista che gli abbiamo fatto.

Quando ha deciso di fare il prof di matematica?

“Non è che uno nasca con l’idea di fare l’insegnante (o almeno non tutti). Dopo la laurea, che non era in Matematica, siccome desideravo rendermi economicamente indipendente e quindi potermi sposare, ho avuto occasione di iniziare ad insegnare. Mi sono detto: Perché no? Intanto vedo se mi piace e nel frattempo possono presentarsi anche altre opportunità”.

Che facoltà ha frequentato?

“Scienze geologiche all’Università di Padova: un corso di studi molto interessante, che presenta aspetti puramente teorici ed altri pratici, come i laboratori di paleontologia, mineralogia, cristallografia ed altri ancora. Inoltre, per imparare a distinguere le rocce e ad eseguire rilevamenti geologici, si facevano escursioni in montagna, anche di più giorni”.

Da quando insegna in questa scuola?

“Dal settembre 2003, un bel po’ ormai: voi non eravate ancora nate!”.

Dove lavorava prima?

“Ho insegnato in parecchie scuole medie della provincia: Chiampo, Carrè, Zugliano, Grisignano, Camisano, Villaganzerla, Longare”.

Le piace insegnare?

“Sì, mi piace molto insegnare matematica e scienze ed anche stare con i ragazzi. Col tempo, anzi, mi piace anche di più, forse perché la ormai lunga esperienza acquisita mi aiuta molto. Ragazze e ragazzi, poi, ti costringono a stare al passo dei tempi (per quanto possibile naturalmente), per non sembrare un “matusa”, come definivano noi una volta gli adulti”.

Che consiglio rivolge ai futuri alunni di prima media?

“Innanzitutto, preparatevi meglio che potete in quest’ultimo anno di scuola primaria: farete meno fatica dopo. Presentatevi alla scuola secondaria senza particolari timori, ma nemmeno troppo spavaldi. Ascoltate i suggerimenti anche degli amici più grandi, ma soprattutto degli adulti: genitori ed insegnanti in primis, non perché “sanno tutto loro”, ma perché ci siamo già passati. Erano altri tempi, direte voi, ed è vero, ma sostanzialmente non crediate di essere molto diversi da come eravamo noi: non avevamo videogiochi, computer e cellulari, ma la voglia di studiare era poca anche per noi, mentre era tanta quella di giocare! Ed è troppo tardi quando ci si accorge che bastava così poco! Coraggio! Le medie le hanno fatte milioni di ragazzi prima di voi, cosa volete che siano! Un ultimo pensiero: ognuno è artefice del proprio destino, dicevano gli antichi romani. Voi sarete da adulti quello che ora sceglierete di essere!”.

Alessia Grandolfo

Sara Jankovic 2.C

 


 

k12167805Ci insegna a suonare lo strumento preferito anche da Renzo Arbore: il clarinetto. Stiamo parlando del nostro prof Diego Zordan, che conosceremo meglio grazie a questa intervista.

Quali sono stati i suoi studi?

“Ho conseguito la maturità artistico-musicale nel 1989, poi ho conseguito il diploma di clarinetto nel 1991 e infine il diploma accademico di secondo livello nella classe di concorso di strumento musicale AC77 – clarinetto nel 2008“.

A quanti anni si è appassionato alla musica?

“Ho sviluppato la passione per la musica fin da piccolo, intorno ai 7-8 anni. Da sempre mi è piaciuto il clarinetto perché è un po’ nel DNA della mia famiglia: infatti sia mio nonno che mio papà suonavano il clarinetto”.

Da quanti anni insegna?

“Ho cominciato ad insegnare nella scuola della banda del mio paese all’età di 16 anni; successivamente ho iniziato l’insegnamento del clarinetto quando nella nostra scuola è nato l’indirizzo musicale e si è creato un posto proprio per questo strumento”.

Le piace insegnare? Che rapporto ha con i propri alunni?

“Ho un bellissimo rapporto con tutti i miei allievi della scuola, un rapporto di collaborazione e amicizia e questo è dovuto al piacere di insegnare a suonare uno strumento così bello, che mi trasmette energia e passione”.

Insegna anche fuori dalla nostra scuola? Se sì dove?

“Si! Non insegno e suono solo nella nostra scuola ma anche fuori dall’ambito scolastico. Quando ero più giovane, infatti, suonavo in diverse formazioni sia orchestrali che cameristiche. Ora la mia  attività strumentale si è ridotta per ovvi motivi sia famigliari che di lavoro, però tengo viva la mia passione dedicando gran parte del mio tempo libero alla direzione della banda del Paese in cui vivo, Cogollo del Cengio, che si chiama Mosson Drum & Bugle Corps”. 

Per la cronaca, aggiungiamo noi, la Mosson Band ha vinto lo scorso luglio i campionati italiani di Marching Bands (bande marcianti) a Lecco, ed in settembre si è piazzata sesta su 24 finaliste agli Europei a Kerkrade, in Olanda.

Cambierebbe qualcosa del suo percorso musicale?

“Sono soddisfatto del percorso musicale che ho fatto nella mia carriera, però, se dovessi riavvolgere il nastro, farei alcune scelte diverse rispetto a quelle compiute da giovane”.

Ma questa sarebbe un’altra storia da raccontare e un nuovo articolo da scrivere.

Chiara Fior

Adelena Pistis  2.A

 


 

Una storia particolare, quella della nostra insegnante di Religione suor Anna, che ci ha raccontato in esclusiva. È una suora figlia della Chiesa, originaria della provincia di Caserta e che vive a Vicenza da tre anni. 

Come mai ha deciso di diventare suora?

“Sentivo che quello che avevo non mi bastava, finché ho fatto esperienza di un amore più grande di quello che già conoscevo, più grande anche della persona che frequentavo da cinque anni e questo amore era quello che Dio aveva per me”.

A che età ha scoperto di voler abbracciare questa vocazione?

“A 23 anni e posso dire di non essermi mai pentita, sono molto contenta della vita che conduco. Mi piace molto passeggiare, cantare e suonare la chitarra. Le suore hanno un particolare modo di vivere che certo è un po’ diverso da quello che siamo abituati a considerare, ma è proprio attraverso questa modalità di vita fatta di preghiera, di lavoro e di incontro con tante persone che il Signore mi fa incontrare, che mi sento realizzata e felice”.

Ha mai pensato di entrare in clausura?

“No. Non sento questa chiamata”.

Ama insegnare Religione alle medie?

“Sì, perché l’insegnamento lo sento mio e perché sento di volere molto bene agli alunni, a cui cerco di insegnare che la religione, di qualunque confessione si tratti, è un ambito culturale molto bello, che se vissuto in verità è fonte di pace e di concordia fra i popoli di culture diverse. Siete una bella sfida! Avete molti doni da scoprire e coltivare…e a me piacerebbe farlo con voi!”.

Dove vive?

“In un convento non lontano da Monte Berico e il posto mi piace molto”.

Se potesse incontrare papa Francesco, cosa gli direbbe?

“Lo ringrazierei per il suo operato. Provo sempre una grande emozione nel vederlo”.

Cosa pensa del fatto che oggi molti giovani non credono in Dio?

“Non è una realtà negativa! Ogni persona si pone delle domande riguardo alle questioni fondamentali dell’esistenza e se si cerca con verità, si arriverà a riconoscere Dio”.

Quante ore al giorno prega?

“Due da sola e altrettante con la comunità”.

Che progetti aveva alla nostra età?

“Sposarmi, avere tanti figli e lavorare in banca. Ambivo ad una vita normale, insomma”.

Come hanno preso la sua decisione i genitori?

“All’inizio non erano d’accordo, ma poi hanno visto che ero felice e lo sono diventati anche loro”.

Cosa c’è dopo la vita terrena secondo lei?

“Il paradiso ed un’altra vita molto bella, che soddisfa tutti i nostri desideri”.

Che consiglio sente di rivolgerci?

“Vivete fino in fondo la vostra vita e sfruttate tutte le occasioni sane che vi vengono concesse e che sono capaci di darvi la gioia vera”.

Jovana Perucic 3.B

 


 

Riprendiamo la rubrica dedicata ai nostri docenti, intervistando il nostro nuovo professore di Tecnologia, Umberto Scandurra. Che ha una storia molto particolare di ex-studente alla Barolini ed ex-militare alle spalle. Scopriamola assieme. 

In quale disciplina si è laureato e dove?

“Architettura a Venezia”.

Da quanti anni insegna?

“Da 3 lustri, ovvero 15 anni”.

Ci racconta qualcosa della sua esperienza militare?

“Ho vissuto il servizio di leva (che a quel tempo era obbligatorio) come ufficiale, prima frequentando per cinque mesi la scuola militare alla Cecchignola di Roma, nel 162° Corso Grifo dell’Esercito nell’Arma del Genio, poi svolgendo servizio in prima nomina in qualità di Sottotenente presso l’11° Reggimento Genio Pionieri di Motta di Livenza. Nel primo periodo, quello romano, ho imparato a vivere la vita militare, sottostando a delle regole, forgiandomi nel carattere e acquisendo sicurezza e padronanza sia nel comando che nelle attività militari tecniche; nel secondo periodo, durato altri dieci mesi, ho espresso tutto quello che avevo acquisito dalla scuola militare, svolgendo vari incarichi di una certa responsabilità, quali comandante dell’Ufficio Infrastrutture e dei Servizi Generali della caserma. Tuttavia, come ufficiale sottotenente, ho potuto assumere ulteriori ruoli in base alle mie predilezioni personali: istruttore di attività fisica e istruttore di scuola guida (per la parte teorica, ambito civile). Inoltre, c’erano anche delle attività obbligatorie per tutti gli ufficiali inferiori, quali i servizi armati come Ufficiale di Picchetto o presso presidi esterni alla caserma come le polveriere. E’ stata una bella esperienza, che mi ha insegnato a interagire meglio con altre persone e mi ha fatto capire l’importanza del lavoro, delle responsabilità, delle relazioni con gli altri e altri valori come il rispetto delle persone, dei ruoli e anche dell’amicizia”.

Preferisce la Tecnologia “teorica” o quella “pratica”?

“Sono entrambe importanti, perché una completa l’altra. Senza teoria non si comprenderebbe ciò che facciamo, senza la pratica non si riuscirebbe ad attuare ciò che si impara”.

Cosa cerca di trasmettere agli alunni?

“Autonomia, interesse e passione”.

Qual è il suo criterio di valutazione? Valuta anche l’impegno?

“Si, certo, l’impegno è una caratteristica importante, e difatti cerco di valutarli osservando la complessità delle loro problematiche. Chi è più brava? La lepre che ha le capacità per correre in un battibaleno verso il traguardo (e proprio per questo si permette il lusso di dormire), oppure la tartaruga, che, sapendo di muoversi lentamente, si impegna subito a raggiungere il traguardo? Quindi, chiunque si impegna è a metà dell’opera, anche se magari non è così bravo in ciò che fa…

Se le dicessero che deve andare in un altro Paese e potesse portare solo la sua famiglia e tre oggetti, quali sceglierebbe?

“Un libro per la mia passione profonda per la lettura, una fotocamera digitale per immortalare nuovi paesaggi e nuove culture e un portatile per restare sempre aggiornato con il mondo (e trasferire in memoria le foto scattate)”.

Se potesse tornare indietro nel tempo una sola volta, cosa cambierebbe della sua vita?

“Sapendo come si è sviluppata la normativa sulla scuola italiana in questo decennio, avrei scelto di fare l’architetto a tempo pieno, e magari all’estero. Quindici anni fa, infatti, avevo avuto un’opportunità per lavorare in Europa come architetto, ma preferii seguire il cuore e dedicarmi all’insegnamento.

Se le chiedessero di tornare nell’esercito, lo farebbe?

“So che risulterebbe improbabile, e adesso ho anche famiglia; dovrei pensarci”.

Meglio la Barolini dei suoi tempi o quella di oggi?

“Secondo me quella dei miei tempi, a partire dal fatto che la materia di Tecnologia (allora chiamata Educazione Tecnica) prevedeva un’ora in più (quindi tre ore) e c’era un’aula dedicata; infatti, in quella situazione era più facile organizzare e seguire lavoretti pratici (ad esempio con il compensato). Il lato positivo di oggi è l’utilizzo dei computer, ma rischiamo di avere meno manualità di un tempo”.

Tornerebbe all’università?

“Si, lo vorrei tanto. Tuttora sto aspettando momenti migliori per continuare gli studi in un dottorato di ricerca. Partendo dal presupposto che occorre imparare ad ogni età, il mio sogno è continuare gli studi con la ricerca universitaria”.

C’è qualcosa che vorrebbe dire agli alunni delle elementari?

“Imparate ad osservare e ad ascoltare: siate concentrati e focalizzate l’obiettivo. E voi genitori che li seguite, insegnate ai vostri figli di accettare anche qualche difficoltà e qualche sforzo in più per affrontare la realtà, senza volere sempre difenderli. Un vecchio docente un giorno mi disse: quando studiate, studiate; e quando giocate, giocate; ma non siate mai faciloni e perditempo, neppure nel gioco”.

Leonardo Zaffonato 3.B


Non potevamo che chiudere la rubrica con l’intervista alla nostra professoressa di Matematica e Scienze Franca Matteazzi, un pilastro del corso B. Ecco le sue risposte.

In che disciplina si è laureata?

“Scienze biologiche all’Università di Padova”.

Qual era l’argomento della sua tesi?

“La trasmissione dell’epatite B da madre a figlio”.

Da quanto tempo insegna in questa scuola?

“Da dieci anni”.

Dove ha lavorato in  precedenza?

“Alla scuola media di Caldogno”.

Se tornasse indietro farebbe ancora l’insegnante?

“Sì”.

Qual è il suo approccio con gli alunni?

“Cerco di coinvolgerli facendoli interagire durante le lezioni, ascoltando anche le loro opinioni”.

Cosa consiglia ai futuri alunni delle classi prime?

“Di affrontare la scuola media con serenità, ma anche impegno e buona volontà”.

 

I redattori di Carpe Diem della 3.B